mercoledì 18 marzo 2015

Il giardino dei pavoni



Se cammini di corsa é difficile che lo noti soprattutto se ti trovi sul marciapiede opposto, quello dove ci sono le file di bancarelle che occupano la strada e la visuale. Ora che lo sai però devi assolutamente farci caso se passi da quelle parti. A Piazza Bologna, più precisamente a via Ravenna, di fronte all'attuale Oviesse (ex Upim), c'é un piccolo cancello verde da dove é possibile sbirciare un piccolo paradiso: il "Giardino dei pavoni". Si tratta del giardino dello studio fotografico (o forse di casa del fotografo?) Battelli; qui,se guardate bene, non troverete gatti che si arrampicano sui rami o cani che abbaiano all'improvviso ma due bellissimi pavoni che sicuramente vi strapperanno un sorriso nonostante la fretta.




lunedì 19 gennaio 2015

Al Pigneto (Mandrione) Food Market non ci voglio tornare!



Ci aspettavamo cose grandi dal Pigneto (che poi sarebbe Mandrione) Food Market e invece...
Invece: 5€ per la tessera di ingresso (a che servono se poi spenderò una volta dentro?),); calca e scarsa possibilità di posti a sedere; stand disposti male, piccoli; il cibo che poi sarà servito al pubblico, conservato male, porzioni micro a prezzi maxi (cito, ad esempio, 6€ per una mini porzione di parmigiana de La Crostaceria, due forchettate, dopo aver atteso per almeno 15' che venisse scaldata al microonde o 4€ per un shottino di liquore al cioccolato di Said), niente di particolarmente buono e comunque tutto difficile da gustare in quel caos informe, la sensazione che spesso a Roma chi lavora col cibo non sappia nulla di cibo; spazio buio, musica troppo alta, arredamento, design e gente sempre gli stessi: newyorchese, hipster.
Ci chiediamo cosa stia succedendo in città: perchè a tutti i costi far diventare brand quello che avevamo già in casa nostra, cioè l'eccellenza del cibo, a chi conviene? Quale bisogno intercetta? Perchè Roma deve omologarsi a Londra o a New York, rischiando di sembrare solo la sorella povera, sciancata e senza personalità? Perchè aprire posti come il CoHouse, "contenitori senza contenuto" come li ha definiti ieri un grande della ristorazione romana, dove è evidente che l'unico interesse è il denaro?
Perchè sempre i soliti tre ragazzi a Roma aprono e chiudono di continuo decine di locali uguali tra loro?
Che ne pensate voi?


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domenica 14 dicembre 2014

E' arrivato "L'arrosticinaro" a Piazza Bologna




Sottotitolo di questo post:
all'arrosticino preferiamo l'antipasto!


Nonostante siano passate circa 11 ore dalla cena, scrivo sorseggiando la mia seconda tisana digestiva (ieri sera avevo anche bevuto un amaro!). Vi assicuro che non é molto piacevole svegliarsi alle 06:30 di mattina con il tartufo ancora in circolo e non é assolutamente accettabile che il tartufo continui a riproporsi tutta la mattina. Ma del resto, lo avevo messo in conto appena il cameriere della nuova sede de "L'arrosticinaro" aveva servito i miei arrosticini "al tartufo". Da un locale che vuole far respirare aria abruzzese ad ogni costo, da una cucina che incorona l'arrosticino come il grande sovrano, mi aspetto che l'arrosticino al tartufo non sia solo il classico spiedino di carne con una spalmata grossolana di crema al tartufo da bruschetta, mi aspetto una carne aromatizzata oppure una grattugiata leggera ma profumata, invece quei grumi di crema me li dovrò ricordare per tutta la domenica. 


Ma torniamo un attimo indietro di qualche giorno. Qualche sera fa, avevo chiamato per sapere se L'arrosticinaro in zona Pietralata fosse aperto e parlando mi hanno detto: "venerdì prossimo apriremo un nuovo punto in zona Piazza Bologna". Allora ho deciso di aspettare per provare il primo locale street food abruzzese di Roma, mi piacciono le nuove aperture! Ieri (sabato) cerco su internet il numero della nuova sede e non solo non lo trovo ma non trovo neanche una traccia di questo nuovo locale, nessun annuncio di apertura, nessuna inaugurazione, nessun aggiornamento del sito web del locale e della pagina facebook...richiamo il numero dell'altra sera e mi confermano che il locale ha aperto: ok, andiamo!

L'arrosticinaro é a Via della Lega lombarda, a pochi passi dalla stazione Tiburtina, in un punto con poco passaggio pedonale; ha preso il posto del Coffee Pot che ora é a via Michele di Lando a due passi da Piazza Bologna. La struttura é bbastanza simile a quella ereditata: unica sala e veranda. Al nostro arrivo solo un tavolo era occupato da adulti e bambini rumorosissimi (lo so, questo può sembrare un commento antipatico ma lo erano davvero!), dopo qualche minuto un altro tavolo é stato occupato da circa sei persone adulte. I menù sono già sul tavolo e una lavagna sottolinea il cacio fritto e le 4 varietà regali di arrosticino: normale, a mano, al tartufo, di fegato.

Il nostro ordine lo prende un ragazzetto assunto proprio quella sera: da una parte mi stupisce positivamente il fatto che non scriva il nostro ordine ma che ricordi tutto, dall'altra questa cosa crea in me un po' di insicurezza, ho paura di non poter avere ripensamenti. Non sa quasi nulla dei piatti quindi ci lanciamo ala scoperta di un po' di tutto...che errore! Prendiamo Antipasto del pastore, bruschetta con ricotta, zafferano e noci, arrosticini di scamorza, "normali", a mano e al tartufo e patatine fritte. Ci vengono servite prima le patatine in un cestello da friggitrice che ci piace nonostante le patatine siano le classiche surgelate che comunque avremmo preferito fossero servite con la carne, poi gli arrosticini di scamorza molto buoni ma che danno il via all'uso del piatto di plastica per servire le pietanze. Aiuto! Poi la bruschetta, buona ma che poteva essere decisamente migliore e poi lui, l'Antipasto! 



Quello che il menù indica per due persone in realtà é già una cena completa per minimo 3 persone. La cassetta comprende: 2 salsiccette dolci, prosciutto di pecora, capocollo, culatello, salame, pecorino stagionato, caciotta al tartufo, uovo e peperoni. Per noi é decisamente lui il re indiscusso del locale, tutto davvero ottimo anche se non siamo stati fortunati visto che l'affettatrice era rotta e i salumi sono stati tagliati a mano, meglio no? No! Visto che lo spessore di alcuni sarà stato di un paio di centimetri.

Eravamo troppo pieni per continuare ma, possiamo andare via da L'arrosticinaro senza aver mangiato gli arrosticini? Eccoli lì, avvolti nella carta stagnola, anche loro stesi sul piatto di plastica (il menù, come il sito web, scrivono: "Arrosticini di pecora e Arrosticini di pecora fatti a mano Originali e unici di Pianella (Pescara). Cotti alla brace nella tipica fornacella e serviti nelle caratteristiche conche di ceramica".  Nessuno sa spiegarci come vengono fatti quelli "a mano", che però sono decisamente più morbidi e gustosi di quelli "normali". li ho trovati troppo poco salati ma poi chi mangiava con me, mi ha fatto notare che una nota all'inizio del menù precisa che non vengono salati abbondantemente proprio per permettere al cliente di scegliere personalmente quanto sale aggiungere ma, allora, perchè non mettere il sale a tavola?

Mezzo litro di vino rosso della casa: sembrava annacquato ma poi ci ha un po' ritronati!


2 Liquori (per digerire!!): Amaro Jannamico e Amaro di Cicco.


P.s. alla fine il ragazzo che prendeva l'ordine senza scrivere ha sbagliato e ci ha portato delle cose non richieste




L'arrosticinaro 
Via della Lega Lombarda 54

Tel. 06/64503377

venerdì 24 ottobre 2014

Le prossime sagre vicino Roma

L'estate ormai é un ricordo lontano ma prima che il freddo ci faccia rintanare sotto coperte e piumoni é d'obbligo un giro delle sagre di Roma e dintorni. Qui ve ne segnaliamo alcune:

Dove: Sambuci    Quando: 25-26 ottobre 2014
Cosa: Festa della Polenta, spuntature e salsiccie






Dove: Cave Quando: 24-25-26 ottobre 2014
Cosa: 80° Sagra della castagna














Dove: Arce   Quando: 8-9 novembre 2014
Cosa: Le cantine di San Martino





Dove: Nerola   Quando: 9 novembre 2014 (in caso di pioggia: 16 novembre 2014)
Cosa: Sagra della polenta nella scifetta
il programma della festa:
http://asscultnerola.wix.com/acnerola

mercoledì 8 ottobre 2014

Delle Provincie: il "Pidocchietto" che non soccombe ai giganti delle multisala



Ha fatto la storia del quartiere Bologna Nomentano e forse del cinema di tutta la città, il cinematografo Delle Provincie.

Cinema d'essai, 350 sediolini non esattamente comodissimi e una programmazione di qualità a costi decisamente contenuti. Rigorosamente monosala, i film arrivano con qualche settimana di ritardo ed è gestito dalla parrocchia alle sue spalle, la S.Ippolito.
Ha accompagnato tutte le fasi della vita di noi nati in questo quartiere, dall'infanzia, con i primi film insieme a mamma e papà la Domenica, fino agli anni dell'università e del lavoro, con la certezza che, anche senza informarti prima sulla programmazione, avresti trovato un film carino a pochi euro e a pochi passi da casa a ristorarti da una giornata di fatiche. E' il rifugio per i vecchietti di zona nei Sabato pomeriggio piovosi e per gli universitari "fuorisede" il mercoledì sera, quando il prezzo cala di un euro (3 invece dei soliti 4). Un tempo i sediolini erano di legno, ora ci sono le poltroncine imbottite, Il bar invece è rimasto sempre lo stesso: apertura solo durante l'intervallo e prezzi popolari.

Il clima all'interno ricorda molto quello delle proiezioni di quartiere in piazza nei primi anni del cinema, quello di un cineforum o, perchè no, quello familiare delle serate piumone&tisana sul divano.

Chiuso il Lunedì e il Martedì.



martedì 26 agosto 2014

Vesper: un locale al posto giusto



Basta, non possiamo più rimandare il nostro commento su quel nuovo locale che, nelle ultime settimane, ci ha dissetati più di una sera. Oggi vi parliamo di Vesper, bar enoteca in zona Piazza Bologna e ne parleremo bene perché dopo la prima serata, ce n’è stata una seconda e poi una terza e poi una quarta e poi… 



Precisamente il Vesper si trova a Piazza Massa Carrara, una piazzetta sita nella parte meno “viva” del quartiere universitario, dove non si ricorda la presenza di locali di particolare fascino e successo. Proprio per questo, quando dal finestrino della macchina abbiamo intravisto tavolini di legno e lavagnetta con menù al posto di quella vecchia-boutique-da-signora-in-cerca-di-un-vestito-per-il-funerale-del-proprio-gatto, non c‘è stato bisogno di dire niente, i nostri occhi hanno brillato. Il locale è piccolino, sono presenti circa 6 tavolini di legno (uno all’esterno) realizzati a mano, un bancone bar e una finestrella che dà sulla strada per chi vuole ordinare qualcosa senza entrare nel locale. Lo spazio é curato in ogni dettaglio dalle piastrelle alle fotografie sui muri, dalle piante sospese alle vecchie vetrine del negozio riempite di cartoni. Dalle lavagne appese a una parete é possibile leggere cosa si può mangiare e bere e i relativi prezzi: taglieri (8-9 euro), crostini (3-9 euro), insalate (8-9 euro), vini in bottiglia o alla mescita (4-5 euro), birre artigianali e cocktails (5 euro). Al nostro arrivo ci è sempre stata offerta pizza scrocchiarella, bruschettine, talvolta frutta fresca e una bella accoglienza da parte dei  due giovani che, dopo una lunga esperienza lavorativa dietro un bancone a Piazza di Spagna, hanno scelto di aprire un posto loro, "Lei" ci dice il ragazzo mentre pesta il nostro Mojito indicando la ragazza dietro il bancone "Lei é la titolare".

Da non perdere assolutamente: i cocktails alla frutta. Il Mojito al cocomero è stato uno dei motivi per i quali siamo tornati più volte al Vesper, per qualcuno forse un pochino troppo dolce ma, é solo questione di gusti. Spumosissima Pina Colada. Delicata la Capiroska alla prugna bianca. E’ possibile ordinare gli stessi cocktail nella variante analcolica.

Non sempre però, saranno disponibili tutti i cocktails alcolici o analcolici che desiderate, questo perchè il Vesper utilizza solo frutta fresca garantendo così un prodotto di qualità difficile da non apprezzare, amerete percepire tutti gli ingredienti della vostra bevanda dimenticando così quei mojito che sembrano spremute di lime o frullati di menta. Nota dolente: il tagliere misto salumi e formaggi abbondante ma, non ci ha entusiasmati.

Noi al Vesper continueremo sicuramente ad andare e vi consigliamo di fare lo stesso, chissà magari ci incontreremo...


Vesper

Piazza Massa Carrara, 5 (zona Piazza Bologna)
0644291541 

Da settembre 2014
12:00 - 24:00
chiuso il lunedì

vesperroma@gmail.com
Pagina Fb

martedì 19 agosto 2014

L'Antica Stabia: provare per credere

Incredibile. Esistono ancora. Quelle bettole piccole, trasandate, dove umanità, follia, parole, Roma bene e Roma male, semplicità, verità e sceneggiata si mescolano e creano incontri e risa.

Dal cilindro di Roma a metà Agosto escono fuori spesso personaggi che di inverno sfuggono, vengono alla luce storie pittoresche, strazianti, comicissime e inquietanti. E forse, solo in questo periodo una pizzeria che nei restanti undici mesi risulterebbe solo malmessa, piccola, ottima ma cara e cafona può invece diventare il palcoscenico di incontri surreali. Parliamo dell'Antica Stabia, pizzeria (e basta, nel senso che come per le più antiche pizzerie napoletane, si preparano soltanto pochi tipi di pizza, i più classici) la cui gestione è interamente nelle mani de Il Maestro, come tutti lo chiamano, don Rafe' di Castellammare di Stabia. Lui impasta, lui condisce, lui inforna, lui sforna e tu vai a prenderti la pizza al bancone. Una ventina di posti a sedere o poco più, su Via Tiburtina, e una pizza davvero napoletana: pasta morbida ma non gommosa, non salata anzi,volutamente impastata senza sale perchè O Maest' vuole che risaltino i sapori da sè. Pomodoro La Torrente, pomodorini del Vesuvio, bufale campane e alici di Cetara (della prima pescata di Maggio, dice don Rafe'!), olive e salame piccante sono gli ingredienti che vanno a compore qualche variante di margherita, un paio di varianti sul tema diavola (ottimo il Ripieno), un calzone e circa un paio di altre tipologie. Ci spiega Rafe' che l'impasto, unito alla pasta madre, lievita non più di 16 ore in casse di legno, che non prevede aggiunta di zucchero e di grassi e che la farina viene preparata solo per lui da un mulino del basso Lazio. E poi ci racconta tanti altri segreti della sua arte che non posso riportare.
Vorrei davvero essere capace di descrivervi gli arredi, ma credo che valga la pena vederli con i propri occhi: soffitti malmessi rattoppati con immagini di madonne e santini, una scritta in led che scorre sgrammaticata e lunghissima su una parete e ricorda ossessivamente che Il Maestro non segue le mode ma soltanto la tradizione, un frigo dal quale accingere autonomamente birre e bottiglioni di digestivi fatti in casa.
Insieme a noi, studenti, professionisti, mattarelli, suonatori, padri e figli, una coppietta e le vite liquide della Tiburtina che scorrono fuori.
La pizza è forse la migliore di Roma, ma non vorrei esagerare. E' carissima, questo sì. Ma è da subito evidente che quello che paghi, oltre alla pizza, è tutto il resto.
Avete tempo fino a Febbraio, poi Rafe' dovrà lasciare quel locale e ancora non sa cosa farà.


Via Tiburtina 613

Tel. 06 43598610